Birrificio vs Beer Firm – Spieghiamo i ruoli

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In questo momento i birrifici italiani censiti dal sito www.microbirrifici.org sono arrivati a quota 1094. Questi numeri tengono conto di una serie di categorie divise tra Birrifici, Brew Pub e Beer Firm. Al netto delle aziende che hanno cessato l’attività, il numero si attesta sui 971 birrifici, di questi 287 sono Beer Firm (29,5%). Analizzando i dati della regione Marche i birrifici sono 53, di questi 17 sono Beer Firm (32%), leggermente sopra la media nazionale; quindi 1 produttore su 3 di birra artigianale marchigiano non ha un impianto di proprietà.

A questo punto è doverosa una riflessione sulle Beer Firm, parola sconosciuta al grande pubblico che sottintende il concetto di Brew Firm.

Il termine Beer Firm viene utilizzato per le aziende che affittano l’impianto di produzione, commissionando sia lo sviluppo della ricetta sia la produzione. Alcuni esempi li troviamo tra quei distributori di bevande che, avendo già la rete commerciale avviata, per entrare nel business della birra artigianale, si fanno produrre la bionda e la rossa, magari una doppio malto, attaccano un’etichetta intrigante e sfruttano l’attrazione della birra artigianale per fare cassa.
Poi ci sono alcuni pub e ristoranti che, per gli stessi motivi ma anche per noia o moda, cercano di svecchiare la loro immagine commissionando bottiglie e fusti con il loro logo.
Un ultimo esempio è il classico improvvisato di turno, che è convinto del fatto che la birra artigianale si venda da sola ed entra nel settore per diventar ricco.
Tutte queste figure, spesso, non hanno la minima istruzione sul processo produttivo e sulle materie prime.

Poi ci sono le Brew Firm. Questo termine viene utilizzato per quelle aziende che affittano un impianto altrui avendo una ricetta propria, di solito affinata dopo anni di homebrewing su piccoli impianti casalinghi, gelosamente custodita come segreto industriale. Questi “birrai senza impianto” mettono mano sui macchinari presi in affitto, nel limite del legale, seguono l’intero processo produttivo, scelgono le materie prime, si confrontano con il mastro birraio che li ospita e plasmano la ricetta in base alla sala cotta e alla cantina presa in affitto. In questo senso il danese Mikkeller, il “birraio zingaro”, ha fatto scuola dal lontano 2006.
Quello che accomuna tutte le Brew Firm è la conoscenza di tutti gli aspetti produttivi, dalle materie prime fino all’ultima cellula di lievito.

“È facile produrre birra quando la fanno gli altri!”.
Questo è il commento che più di frequente è rivolto alle Brew Firm. Si vive una sorta di razzismo nel mondo della birra dovuto come sempre all’ignoranza. In altri settori più evoluti in Italia, come quello tessile, questo non avviene. Molte persone ti giudicano prima di averti assaggiato. Per loro non sei capace e non avrai mai un futuro se non hai un birrificio tuo, se non ti sei indebitato la casa dei genitori pagata dopo una vita di sacrifici. Poi vagli a spiegare che magari la birra che beve è prodotta da un imprenditore facoltoso che una mattina si è svegliato con la voglia di un nuovo “giocattolo” o un imprenditore che ha trovato fondi, magari agricoli, a cui attingere per un moderno ed efficiente impianto produttivo, producendo birra senza nessun tipo di conoscenza brassicola; una Beer Firm sotto mentite spoglie con solo più disponibilità economica.

A noi Brew Firm è stata data la possibilità di provarci, pagando un prezzo elevato sia in termini di prodotto sia d’immagine. Anche con pochi mezzi a disposizione è possibile accarezzare il sogno di potercela fare, un giorno, con le proprie gambe e quel giorno spetterà a noi la scelta di sacrificare la versatilità dell’essere Brew Firm alla necessità di produrre sempre di più per coprire le richieste e i costi di un birrificio.
Personalmente, valutiamo prima di tutto il prodotto, ciò che beviamo deve soddisfare i nostri bisogni. Poi se dietro c’è anche una bella storia condita con tanta passione, voglia di arrivare e un po’ di poesia, di sicuro, non guasta. Ciò che conta rimane quello che c’è dentro la bottiglia.
Noi siamo Birra Costa Est ma potremmo diventare, un giorno, Birrificio Costa Est, perché no?

5 Commenti

  • Gabriele scrive:

    Che dire ragazzi…siete avanti come sempre!!!

  • Ettore scrive:

    Alcune riflessioni doverose: ritenere che l’esperienza di un appassionato home brewer (diventato poi beer firmer) possa essere paragonata a quella di chi gestisce un birrificio vero è, nella migliore delle ipotesi, una pia illusione.
    In seconda battuta chi ti assicura che la ricetta che hai fornito al produttore venga replicata esattamente come indicato e non siano state applicate variazioni migliorative delle quali non sei a conoscenza e che, cambiando azienda di produzione od iniziando a produrre in proprio, cambierebbero in maniera radicale il risultato finale?

    • costaest scrive:

      Ciao Ettore,
      non abbiamo messo in confronto l’esperienza di appassionati home brewers con quella di birrai con impianto proprio, non avrebbe senso. Un birrificio ed una Beer Firm o Brew Firm, sono, per natura, aziende strutturate in maniera diversa. È chiaro che una Beer Firm è esonerata da molti aspetti che riguardano la gestione di un birrificio, ci riferivamo a questo quando parlavamo di flessibilità.
      Per quanto riguarda la ricetta, ti posso assicurare che quella che abbiamo fornito al produttore, venga replicata alla perfezione in quanto siamo sempre presenti al momento della cotta. In ogni caso, abbiamo modificato la ricetta in funzione dell’impianto che ci ospita e lo faremo di nuovo se dovessimo cambiare produttore o avere, un giorno, il nostro impianto, senza che questo comporti radicali cambiamenti al risultato finale. Siamo sempre nel mondo artigianale, piccole modifiche o cambiamenti sono ammessi e concessi, non trovi?

    • Gabriele scrive:

      COncettualmente hai ragione, però torniamo sempre al fatto che praticamente TUTTI i birrifici artigianali presenti in Italia nascono dall’esperienza da home brewer. Il brewfirm (grazie a Costa est, non mi vergogno ad ammettere che è la prima volta che lo scrivo in modo consapevole!) è, sono convinto, per tutti quelli che ne hanno uno, un passaggio intermedio (non obbligatorio, ma fino a pochi anni fa inesistente) da home brewer a birrificio!

  • Angelo scrive:

    Condiviso in pieno !

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